quasi 100… e non sentirli

Il nonno Otello ha compiuto da poche settimane i 99 anni e si avvia orgoglioso verso i 100, deciso a tagliare per primo in famiglia il traguardo del secolo. Che si trattasse di prendersi cura di un bosco o di fare la spesa al supermercato… non c’è mai stato un giorno nella sua vita da adulto in cui non si sia preparato con disciplinata sollecitudine a trascorrere facendo le cose con calma, mangiando sempre di tutto con gusto (ma il giusto) e  vestendosi con giacca e cravatta anche solo per andare a prendere un caffè e il giornale. Da poco gli hanno rinnovato la patente e guida molto meglio di tanti giovani, nonostante il cappello. Un signore d’altri tempi, con uno spirito e un accento alla Benigni che tradisce le sue origini ed è una fonte di allegria contagiosa per tutti quelli che lo sentono parlare. Ci sarebbero così tante storie da raccontare sulla sua vita, forse un libro non basterebbe. La sua attività di Guardia Forestale durante la guerra, che gli ha permesso tra l’altro di aiutare i cognati partigiani in clandestinità, il matrimonio con la nonna PI che dura da 73 anni e sembra la versione tosco-romagnola di casa Vianello, una vita intera trascorsa in un condominio che pare il set cinematografico dei nonni di Friends.

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Nella loro palazzina vivono sei o sette famiglie, nessuno chiude la porta a chiave e sembra di essere in una comune. Tutti si aiutano nelle difficoltà, si sostengono, litigano e ridono come ragazzi. Forse chi ha inventato il cohousing ha preso ispirazione da loro. Parlo oggi del nonno Otello perché ha appena preso una decisione che mi ha lasciato di stucco e conferma la convinzione che la creatività non abbia età e sia un’attitudine dello spirito che non conosce limiti di nessun genere, tanto meno anagrafici. Premetto che la nonna PI (91 anni compiuti) è una cuoca d’altri tempi i cui menù farebbero impallidire perfino Artusi ed è la gioia di non so mai quanti nipoti, coinquilini e amici, oltre che della sua famiglia. Pochi giorni fa il nonno Otello ha sentito in tv che, secondo non so quali studi, un certo tipo di cibo non farebbe troppo bene alla salute; dopodiché ha chiesto a sua moglie di cambiare direzione e di cominciare a mangiare in modo diverso.

Ora non posso dire che cosa ha risposto la nonna PI (per raccontare la vita della quale ce ne vorrebbero tre di libri), perché non sarebbe contenta. Ma la cosa su cui vorrei soffermarmi è questa: se dopo aver mangiato di tutto per 100 anni lui è ancora capace di essere snello, di alimentarsi con moderazione e gusto (e di dormire con ancora più gusto), ma decide lo stesso di andare oltre e di migliorare il suo stile di vita a tavola, significa solo una cosa: che il suo è un vero esempio di vita vissuta a regola d’arte, con presenza, con allegria e determinazione a farne una gran bella “storia” e dove l’età sembra solo un dettaglio.

Non è un caso isolato. Ci sono persone che si sentono vecchie a 60/70 anni, a volte anche prima, e lasciano che modelli di vita e convinzioni radicate blocchino qualsiasi possibilità di cambiamento, di superamento di comportamenti o situazioni che non producono benessere né a loro stesse né ai familiari. Ma se ne vedono sempre di più che, superata la soglia dei 90, sono ancora entusiaste di essere al mondo e di crescere, di imparare cose nuove, di scoprire tutto quello che si può su di sé e gli altri, convivendo con i propri limiti fisici con garbo maturo e ardore giovanile.

Unknown-3Come ha fatto Carla Porta Musa, poetessa e scrittrice morta all’età di 110 anni, che ha dedicato tutta la vita alla passione per la letteratura e l’arte. Poco più che ventenne, dopo aver studiato nelle migliori scuole europee (in Svizzera, Inghilterra e Parigi), organizzò nella sua casa di Como un circolo culturale (i Lunedì letterari) che ripropose 20 anni dopo all’Istituto Carducci (i più conosciuti Venerdì letterari) con artisti e autori del calibro di Benedetto Croce, Quasimodo, De Chirico, Buzzati, Maria Callas, Parini, Marino Moretti…

Carla Porta Musa ha scritto e pubblicato una trentina fra romanzi e raccolte di poesie e per l’argomento che trattiamo oggi è interessante notare come risalga al suo 96° compleanno l’opera Nel segno di Chiara, segnalata al premio Bancarella. A 103 ha presentato un romanzo scritto in 37 giorni La ribelle incatenata e a 105 Lasciati prendere per mano. A 108 l’ultima opera, Le tre zitelle… Sempre curata, moderata nello stile di vita, e felice di partecipare alle tante iniziative culturali della sua città. E’ stata insignita dal Presidente Napolitano dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per il tributo dato nel campo della valorizzazione della cultura italiana, ma io credo che il contributo più grande lo continui a dare come esempio di rispetto e grande cura di sé e degli altri attraverso la condivisione del  proprio talento, onorato fino all’ultimo giorno di una lunghissima esistenza.

Ciò che unisce la storia di Otello e Carla è la medesima scelta di base: la cura di sé nella sua versione più “alta”. Non a scapito degli altri, non inquinata dal narcisismo, ma una sana attitudine esistenziale che intuisce e trasforma in realtà l’idea che il “prendersi in carico” (cominciando dal corpo e dalle sue necessità per arrivare all’espressione di sé) sia la forma più evoluta di responsabilità anche sociale. Dalla famiglia al luogo di lavoro, dal condominio all’intera collettività… una pratica costante, ininterrotta, interminabile che ha permesso loro di continuare a crescere e superare limiti, di toccare le vite altrui e spargere energia vitale, anche solo con un sorriso o una battuta in toscano.

Grazie di cuore, anime per sempre giovani.

💙💙  Alba


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