Una stanza tutta per noi

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Quando Virginia Woolf nel 1929 ha pubblicato A Room of One’s Own (Una stanza tutta per sé), le donne erano ancora totalmente escluse dalla storia sociale e letteraria che si costruiva da sempre nei luoghi istituzionali come accademie, università e circoli letterari. E con il suo saggio intendeva dare voce a chi non l’aveva, a rendere palese una mancanza che ancora per tanti anni a venire sarebbe stata destinata a perdurare e rinnovarsi in forme sempre più sottili, purtroppo non di rado violente.

Da oggi in questa rubrica – che verrà inserita nella sezione Home – prenderemo a prestito il pensiero della scrittrice inglese, per cui “una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé per poter scrivere”, per calarci in un tempo (presente e futuro) in cui tutti, indistintamente, abbiamo e avremo sempre più bisogno di una stanza tutta per noi per poter vivere. Una necessità, vicina all’istinto di sopravvivenza, che investe sia le persone alla ricerca disperata di nuovi modi di esistere più sicuri e dignitosi sia chi, pur avendo già sicurezza e dignità, ha bisogno di cambiare stile di vita o – più semplicemente – di portare maggiore equilibrio fra essere e fare. L’avere sta diventando molto lentamente meno pressante dell’essere, ma il fare portato all’eccesso lo sta scavalcando e porta le persone alla stessa destinazione, lontano da sé.

Abbiamo tutti bisogno di un luogo per sognare il nuovo, meditare il vecchio, scrivere o leggere, immaginare strade; o anche solo per riordinare i pensieri nel presente. Non importa quanti anni abbiamo, quale professione svolgiamo o quanto grande sia la nostra casa: tutti abbiamo necessità di uno spazio protetto in cui ritirarci per entrare in ascolto delle nostre emozioni più profonde, per governare la confusione che può generarsi in certi momenti della vita… ma soprattutto per contattare nel migliore dei modi quella energia psichica vitale che chiamiamo spirito creativo.

La stanza tutta per sé può essere di tutto: una vera e propria stanza, per chi ne ha la possibilità. Ma anche un letto, un angolo della sala o della cucina, una cassapancadsc_1692 piena di libri, una poltrona davanti a una immagine o una vista che ispiri e acquieti la mente. Altrove fra le mie pagine (è un concetto che amo molto) ho scritto che azione e contemplazione dovrebbero essere in equilibrio per fornirci il terreno giusto su cui camminare per una vita creativa. Se mi perdo nel fare e non mi fermo ogni tanto nel silenzio, succedono due cose estremamente importanti: la prima è che gli automatismi interiori più antichi e nascosti (quelli che si riattivano in una frazione di tempo infinitesimale e non riusciamo a governare) hanno campo libero in situazioni di impegno fisico e mentale prolungato e ininterrotto. La seconda è che l’energia vitale (di ogni livello: fisico, mentale, anche spirituale) segue dei ritmi che alternano momenti di espansione a fasi di contrazione e ritiro, come le maree o il respiro. E se li ignoriamo andiamo letteralmente contro natura, con inevitabili forzature che si traducono in disagi fisici e psicologici.

A volte la “stanza” è sul luogo di lavoro, può essere il nostro studio, il negozio… Per alcuni può essere fuori di casa: nelle sale silenziose di una biblioteca, in un parco pubblico, fra i banchi di una chiesa poco frequentata, al mare d’inverno. Perfino in un’auto.

In un vecchio libro del 1997, molto interessante, la designer statunitense Chris Casson Madden riprende il titolo della Wolf A Room of One’s Own e raccoglie testimonianze di artiste, scrittrici e protagoniste del mondo dello spettacolo, per mostrare il modo in cui si sono lasciate ispirare e guidare nei loro spazi personali preferiti, in casa e sul lavoro. Le
immagini di Jennifer Lévy che nel libro illustrano le “stanze” di Oprah Winfrey, Ali IMG_4928MacGraw, Beatrice Wood, Maya Angelou, e tante altre donne famose, sono estremamente evocative. Nella foto a sinistra una giovane Oprah ripresa nel suo studio a Chicago circondata da foto e oggetti a lei molto cari, simbolo ed espressione dei suoi affetti e delle sue passioni.

Chris Casson Madden

A room of her own. Women’s personal space, Clarkson Potter New York 1997

 


 

Entrando in una dimensione più vicina a noi e alla vita quotidiana, in questa sezione mostreremo esempi di “stanze” del silenzio, della contemplazione, del pensiero raccolto e concentrazione. Stanze dell’essere… Esploreremo le case, gli scorci, le scrivanie, le tavole da cucina o le sedie, i quaderni o anche soltanto gli occhi… di persone di tutte le età, di paesi e culture diverse che hanno scoperto il proprio angolo e il proprio modo speciale per “essere e fare”.

 

 

Le stanze di Monica

Se è vero che per alcuni la “stanza” è negli occhi, nello sguardo che rivolgono a cose e persone, Monica la sua sembra averla nelle mani e nel cuore. E’ stata cofondatrice di una agenzia di comunicazione negli anni in cui i cellulari erano grandi come valigette 24 ore (realmente) e internet ancora un sogno; in successione, responsabile amministrativa di una società di trading, addetta alle vendite e customer care in un’altra azienda (in inglese fa più effetto, in italiano ascoltava pazientemente i clienti per ore); ora sta esplorando la realtà della ricezione alberghiera. Vive in campagna e per rilassarsi legge Lev Tolstoj, ma la cosa più bella è che pensa e cucina in dialetto.


Tutti i lavori che fa sono una copertura; in realtà chi la conosce bene è convinto che sia un angelo custode in carne e ossa, paracadutato sulla terra a far cappelletti e lasagne ispirati dal cielo. E dalle sue antenate. Il giorno in cui finalmente deciderà di trasformare questa missione in professione, ci saranno molte più persone felici in città. Ha tre “stanze” che la ispirano: la spiaggia, la diga (che frequenta al mattino presto, verso sera e in tutte le stagioni) e la cucina. Dice che è nel silenzio, camminando o preparando sughi dai sapori dimenticati, che si apre e accoglie le migliori intuizioni sulle cose da fare e sulle vie da prendere. E’ uno dei rarissimi casi in cui essere e fare diventano, come per magia, la stessa identica cosa.


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