Nelle scarpe di Van Gogh

Van Gogh - Paio di scarpe

Può essere stata studiata al liceo, incontrata dal vivo dentro un museo, scoperta su un libro, vista stampata su una t-shirt… ma forse mai compresa del tutto. Un’opera del genere può essere interpretata, analizzata, criticata, spiegata dai massimi filosofi o esperti di semiotica dell’arte, dai più grandi storici dell’arte o psicoanalisti dei nostri tempi, ma se non tocca una corda dentro, se non accende un desiderio di incontro, se non provoca risonanza o meraviglia – come sostiene Peter Greenblatt nel suo omonimo saggio – rischia di diventare un’occasione perduta di ascolto di sé e di comprensione del viaggio d’anima altrui. In questo caso dell’anima melanconica di Van Gogh.

Grazie a fonti dirette (lettere al fratello) sappiamo abbastanza dei percorsi di vita di questo artista, del suo desiderio di occuparsi dei miseri, del suo viaggio di discesa anche simbolica dal Nord al Sud, della sua disciplina nel fare arte o la convivenza con la malattia fino al gesto estremo… ma per “mettersi nelle sue scarpe” non solo con la mente ma anche con il sentimento, per sentire dentro cosa significava per lui ritrovarsi ogni giorno a convivere con una ferita di nascita, mai sanata, serve un innesco. Per ciascuno di noi l’innesco è differente: può essere una parola esperta, che detta al momento giusto provoca risonanza/ricordo o rispecchiamento. Può essere un’immagine proiettata su un muro, un sottotitolo, una musica le cui note riattivano emozioni di esperienze fatte (o anche solo immaginate) sulla stessa frequenza d’onda. Può essere qualunque cosa.

Il racconto fatto da Massimo Recalcati lo scorso giovedì sul cammino interiore di Van Gogh, nella nuova produzione SKY Arte HD dal titolo L’inconscio dell’opera, ha prodotto più di un innesco. Merito della sua competenza in materia, del suo mettere il pensiero psicoanalitico al “centro”, della musica di accompagnamento o dell’ambiente in cui si è svolta la narrazione? Chissà. Di fatto l’incontro è avvenuto e sono certa che in tanti siamo riusciti a metterci per qualche minuto nelle scarpe di Vincent Van Gogh.

Scarpe che hanno creato fra gli studiosi che ne hanno sondato l’essenza, più di una disputa. Sono una specie di autoritratto in forma di scarpa (Schapiro) o rappresentative solo del mondo contadino da cui proveniva (Heidegger in Sentieri interrotti)? Da mezzo secolo (Bordoni e Velotti gli ultimi a farlo) si continua a discutere sulla questione e sento a me più vicina la visione di Jacques Derrida (La verità in pittura) quando sostiene che

… Le scarpe sono di Heidegger e di chi come lui le ha fatte parlare, di chi ha saputo scorgerne un significato… L’opera non è proprietà dell’artista, ma vive di vita propria, non è una copia della realtà ma un evento dell’essere.

Quest’ultima frase in particolare mi risuona, ne ho fatto una specie di musica di sottofondo quando in passato insegnavo alle persone nei musei “come” vivere l’incontro con le opere, come lasciarsi trasportare in un viaggio suggestivo di proiezioni, rimandi e sentimenti. Quando l’opera è davanti a noi, magari nel silenzio, la sua fisicità ci cattura prima di tutto il resto e quando la vediamo in video non sempre la materia di cui è fatta ci conquista all’istante. Nel racconto di Recalcati, merito forse delle nuove risoluzioni e delle tecniche 3D di ripresa e montaggio, questa magia è avvenuta. Ogni volta che dietro le sue parole – dietro le sue incursioni nel pensiero lacaniano (spiegato più semplicemente che poteva) – apparivano dei primissimi piani dei cieli e dei soli di Van Gogh, dei campi o delle scarpe, il lasciapassare per capire il suo viaggio era assicurato. Era come se le pennellate, riprese quasi una ad una, si appropriassero della tela proprio nel momento in cui si guardava. Con l’aiuto di fonti scritte, fotografie e contributi video che hanno sottolineato punti di vista inusuali, questi quaranta minuti di “analisi” sul genio creativo di Van Gogh, sulle pulsioni che non gli hanno permesso di sublimare, trasformare e sanare la frattura iniziale, sono bastati per dare vita ad una esperienza di conoscenza e incontro veramente fuori dal comune. Alcune lievi risonanze e tantissima meraviglia, in un perfetto esempio di dialogo fra Muse e Psiche.

Giovedì prossimo 1 dicembre – alle ore 20.45 su Sky Arte HD (canale 120 e 400) – Recalcati parlerà del gesto di Jackson Pollock. Un nuovo invito da accogliere, sicuramente.

Buona visione

💙  Alba


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