Il piccolo Chef

L’alta cucina non è una cosa per pavidi, bisogna avere immaginazione, essere temerari, tentare anche l’impossibile e non permettere a nessuno di porvi dei limiti solo perché siete quello che siete. Il vostro unico limite sia il vostro cuore… Chiunque può cucinare, ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi…

Chef Auguste Gusteau

IMG_0214Queste sono le parole pronunciate dallo chef più famoso di Parigi in una trasmissione televisiva mentre Rémy, un piccolo topo di campagna con un grande talento e una passione incontenibile per l’alta cucina, lo ascolta adorante dal salotto della casa in cui abita abusivamente. Gusteau e Rémy sono due dei personaggi principali (e indimenticabili) di Ratatouille, film d’animazione pluripremiato nel 2008 con Oscar e Golden Globe.

Anche a distanza di anni, questa produzione Disney rimane sorprendente e degna di attenzione per vari motivi: non solo perché ha anticipato di molto l’attuale interesse collettivo verso la cucina creativa (vedi la proliferazione di talent show, siti, blog e riviste specializzate), ma anche per la qualità dei dialoghi, l’originalità della struttura narrativa e, come spesso accade in questi film di animazione, per la capacità di umanizzare il mondo animale sottolineando in modo ironico e straordinariamente preciso il carattere, le debolezze e la forza degli esseri umani.

Se rileggiamo di nuovo la frase di Gusteau e sostituiamo le prime due parole (alta cucina) con amore o creatività non cambia nulla: il creare e amare, come il cucinare, non è cosa per pavidi. Chi ha paura non procede, non osa, si accontenta e accontenta gli altri per non turbare equilibri e rischiare opposizione o critiche. Chi è temerario, invece, sopporta abilmente l’attesa di una gratificazione non sempre immediata, si spinge oltre l’orizzonte del conosciuto e scopre nuovi modi di fare, di mescolare le carte in tavola, di pensare e vedere. Per questo ci piace Rémy: non si ferma davanti alle difficoltà, ai pregiudizi familiari (e sociali) sulla reputazione dei topi e insegue il suo sogno e il suo grande talento senza sosta. Con la sua Ratatouille, un piatto “povero” della cucina francese classica, conquista per sempre il cattivissimo critico gastronomico Ego.

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In questa seconda puntata della nuova sezione Food & Art abbiamo deciso di giocare con il cinema e di lanciarci in una sfida culinaria fra Francia e Romagna al grido di: “E’ più gustosa la Ratatouille o il nostro Fricandò?” E così abbiamo dato vita ad un vero e proprio duello all’ultimo peperone… Monica – la nostra Family Chef (la sua pagina Instagram Fucca99 è gustosissima, come le sue preparazioni) – si è occupata della versione romagnola; mentre Titti, altra cuoca di straordinario talento e grande esperta di dolci, oltre che del mondo Disney, si è cimentata con la ricetta di Rémy. Armate di grembiuli a tema, le nostre duellanti si sono messe all’opera: gli ingredienti delle due pietanze erano praticamente gli stessi, a parte qualche erba aromatica in più o in meno, ma preparazione e risultato sono stati totalmente diversi.

 

Per entrambe le ricette servono peperoni rossi e gialli, pomodori maturi, zucchine, melanzane e cipolle (queste ultime bianche per il fricandò e rosse per la ratatouille). A onor del vero dobbiamo riconoscere che in questi piatti non c’era neppure un ingrediente di stagione, ora che siamo ai primi di marzo; immaginiamo che il gusto sia ancora più pieno e di qualità nel giusto periodo di maturazione delle verdure… ma non avevamo voglia di aspettare l’estate per giocare con Rémy e così abbiamo tralasciato (solo per questa volta) la nostra ferma intenzione di occuparci solo di una cucina in sintonia con la Natura. Il desiderio di gioco ha prevalso su tutto il resto…

 

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Mentre Monica seguiva scrupolosamente le indicazioni delle nostre antenate e tagliava
finemente ogni verdura per poi friggerle in abbondante olio d’oliva extravergine (tenendole ben separate le une dalle altre), Titti sotto la guida di Rémy ha utilizzato un taglio più grossolano, ha saltato in padella tutte le verdure contemporaneamente e ha aggiunto un trito di dragoncello, rosmarino, aglio e timo. Per il secondo sabato consecutivo la mia cucina si è trasformata in una specie di laboratorio  di risate, confusione e cuoche giocose ai fornelli… sotto lo sguardo un po’sorpreso di Lilli, la mia cagnolina che (come Rémy) pare uscita da un cartone Disney.

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E per quanto riguarda la sfida, che dire?

I giudici (familiari e amici) hanno espresso commenti entusiastici sulle due preparazioni. Dieci e lode per entrambe. La versione romagnola è stata apprezzata per croccantezza e gustosità delle verdure; la versione francese ha sorpreso invece per la delicatezza dell’insieme particolare di ortaggi e spezie. Lo diceva Rémy che ogni sapore è assolutamente unico, ma quando ne combini uno con un altro… sei tu che crei qualcosa di unico!!  Sul finire del film il cattivissimo critico gastronomico Ego, responsabile della fine dello chef Gusteau, grazie alla ratatouille di Rémy sperimenta una specie di illuminazione: con il primo boccone torna all’istante all’infanzia, al suo piatto preferito cucinato dalla madre… e sembra comprendere qualcosa di più sulla vita. Cambia totalmente direzione, nella professione come nell’atteggiamento verso il prossimo, fino ad arrivare a scrivere:

Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi.

💙  Alba, Monica e Titti


2 risposte a "Il piccolo Chef"

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