I pensieri di ieri

IMG_6873A meno che siano bestseller o classici, che vengono ripubblicati di tanto in tanto in nuove edizioni, che ne è dei libri scritti nel passato? Dove finiscono i pensieri di ieri? Quelli che vivono dentro i libri da comodino sono i più fortunati: vivono al di là del tempo e ci vuole un attimo a riportarli nel presente, a ritrovare proprio quella pagina che ha ispirato oltre ogni aspettativa, quella frase che ha aperto la mente (o il cuore) anche solo per un momento. I libri che finiscono negli scaffali, soprattutto quelli in alto, invece hanno vita più dura, anche se sono classici intramontabili di insuperabile bellezza: il più delle volte vengono ripresi in mano solo in occasione di pulizie primaverili o traslochi.

Quando penso all’impegno che comporta ogni singola frase scritta, a quanti dubbi, a quante limature e correzioni prima che un libro sia dato alle stampe, qualcosa si smuove dentro. Come se potessi vedere gli autori all’opera e percepissi l’energia e l’intero processo creativo occorsi per trasferire i pensieri su carta: i fogli sparsi e pieni di note, più di recente i copia e incolla, le scadenze, le mille riletture per “sentire” se il testo fluisce. Quando vado in biblioteca o in libreria devo programmare sempre un tempo più lungo di quello che mi occorrerebbe solo per consultare o comprare i testi per le mie ricerche; ogni volta non posso fare a meno di scorrere lentamente gli scaffali, sfogliare libri che mai in vita mia avrei pensato di leggere, scoprire mondi e pensieri lontani anni luce dal mio.

E rimango quasi sopraffatta dalla quantità di pubblicazioni/riflessioni che di settimana in settimana arrivano sul mercato. Non importa quanto siano di qualità questi testi o quanto simili gli uni agli altri per tema e stile: immagino che ciascun autore vi abbia messo dentro il suo universo personale di desideri, aspettative, credenze… E anche solo per questo meritano rispetto, attenzione. Spero che per una qualche strana energia di trasmissione del sapere, parte di quei pensieri sempre nuovi riesca a raggiungermi anche se materialmente non ho il tempo di leggere tutto quello che vorrei e che mi interessa. Ma più che attrazione verso i nuovi libri ora c’è un altro desiderio/proposito che sta emergendo nelle mie giornate: vorrei scavare fra gli scaffali della mia libreria, con metodo da archeologa, per recuperare quei frammenti di pensieri che mi hanno portata dove sono. Vorrei dare loro nuova vita, vedere se sono ancora attuali, se li avevo compresi bene o mi ero persa qualche sfumatura. E soprattutto vorrei condividere di tanto in tanto in questo blog alcuni di quelli in totale sintonia con la filosofia di Homeart.

Ecco il primo frammento: un estratto dalla prefazione di Axel Vervoordt (designer, dsc_2595antiquario e curatore di mostre) in Spirito Wabi, pubblicato nel 2010 da L’ippocampo.

Preso in prestito dal giapponese, il termine (Wabi) indica una cosa nel suo stato più austero e naturale. La bellezza che si ritrova in oggetti umili e senza pretese… Ho imparato che lo spirito originario del Wabi è scaturito dai principi fondamentali dei monaci zen, che trovano conforto e appagamento nella semplicità, nella purezza, nella moderazione e nell’umiltà. Il tutto dominato dalla consapevolezza della transitorietà della vita. Il Wabi in se stesso è senza tempo – senza passato, né presente, né futuro. E attraverso la sua saggezza crea una coscienza elaborata dello spazio, del vuoto e del silenzio… l’eternità esiste in ogni istante: ciò accresce l’importanza di vivere l’attimo, di cogliere appieno ogni minuto trascorso su questa terra, e di apprezzare il carattere effimero di ogni cosa in questo mondo.

Un aspetto chiave del Wabi è l’effetto che ha un interno ben progettato sul benessere psicologico di chi lo abita. Gli spazi vivibili moderni sono definiti spesso dalle mode e dalle strategie di marketing. Ma il Wabi non è uno stile, una moda o una tendenza. Non è nemmeno un’idea da imitare o replicare su larga scala. Non ricerca l’effetto né ostenta la ricchezza. La semplicità e la purezza fanno del Wabi una cosa a sé stante. Come tale è tranquillo, calmo e rassicurante, del tutto equilibrato. Poiché questa calma poggia su un’antica saggezza, offre in conseguenza la possibilità di scoprire un senso elevato dell’identità e di risvegliare il nostro spirito. Il Wabi è una premessa molto intima, proviene dall’interno, una filosofia personale insita nel profondo dell’anima. Un modo del tutto individuale di vedere, sentire e pensare. 

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Un testo impareggiabile per la bellezza delle immagini di interni (del grande fotografo Laziz Hamani) e dei testi di accompagnamento, estremamente poetici.

💙 Alba


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