I quadri sono sogni

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Inizia oggi a Forlì – presso la Sala XC Pacifici in Piazza Saffi 8 – una Personale di Claudia Marinoni intitolata Pianeta Terra – Specchio dei tempi. Una mostra in cui è possibile ammirare il grande talento di questa artista che plasma la materia con profonda armonia e senso dell’equilibrio, per comporre storie che parlano di cielo e di terra. Claudia Marinoni è delicata e forte allo stesso tempo, nel carattere come nelle sue creazioni: sembra avere raggiunto quella giusta misura e proporzione che accorcia le distanze fra scienza e arte, intuizione e razionalità, maschile e femminile. Guardando sul sito o sulla sua pagina Instagram ci si immerge nell’espressione più fine e lieve delle sue composizioni. Dal vivo invece – forse grazie alla concretezza dei materiali utilizzati – si avverte maggiormente la loro “forza”, la presenza e la solidità della sostanza.

Le ho chiesto di raccontare ai lettori di Homeart come è iniziato il suo viaggio nel mondo dell’arte, quali sono state le sue fonti di ispirazione, come si pone nei confronti del mercato dell’arte… Cominciando con un sillogismo molto poetico, ecco le sue risposte:

CM – Per me i quadri sono sogni, l’ispirazione mi viene da loro. 

Avevo un sogno ricorrente: manipolavo della materia (creta, mollica…) che si ingrandiva sempre più fino a diventare talmente tanta da non riuscire più a impastarla. Poi si rimpiccioliva sempre più fino a diventare talmente piccola da non poterla più nemmeno vedere. Direi un incubo, più che un sogno, perché l’incapacità di mescolare questa materia mi dava ansia e paura.

Mi sa che i sogni sono desideri.

Allora il sillogismo è: i sogni sono desideri, i quadri sono sogni, i quadri sono desideri…

Mi chiedo però che cosa ci sia da desiderare in un incubo. Probabilmente proprio il bisogno inconscio di superarlo, esorcizzarlo, affrontarlo… e dominarlo.

Non mi chiedo che cosa possa nascondere il mio incubo, mi accontento di aver trovato la terapia: da quando la materia è diventata strumento delle mie opere quel “sogno” non lo faccio più. 

H – Ci si perde nei suoi quadri/sogni… trasportano lontano, quasi fossero brani musicali d’altri tempi. E con la musica lei ha un rapporto molto stretto, quasi simbiotico: abbiamo saputo che la sua mostra sarà accompagnata in sottofondo da brani del Canto della Terra di Gustav Mahler. Quanto e come incide nel suo percorso questa fonte di ispirazione?

CM – Oltre all’input onirico, nel mio percorso artistico, ho bisogno di un continuo sostegno emotivo. Questo me lo fornisce la musica. L’arte è sorretta dalla musica: troviamo il ritmo nella pittura, nel colore, nella luce… La musica mi avvolge durante l’esperienza creativa, in particolare quella barocca che è per natura matematica. Nei miei quadri c’è una continua ricerca geometrica e sembra strano che la matematica possa commuovere, eppure Bach, Vivaldi, Haendel, a volte anche Mozart… mi commuovono proprio per il sentimento razionale che esprimono, lontano dal semplice sentimentalismo. 

H – Ogni suo quadro è senza titolo, riconducibile unicamente ad una sigla. Il motivo di questa scelta?

CM – Non posso dare un nome ad un’immagine quando chi la guarda vede tutt’altra cosa; la sua interpretazione verrebbe disturbata, se non altro influenzata. E poi io stessa cambierei quel titolo di continuo. Ogni giorno vedo una cosa diversa…

H – A proposito del suo ingresso nella realtà del mondo/mercato dell’arte racconta spesso – con un’autoironia a nostro avviso meravigliosa – di un episodio davvero surreale, e purtroppo emblematico, avvenuto di recente: vuole raccontarcelo?

CMIn occasione di Arte Fiera a Bologna, ho cercato di avviare contatti con vari galleristi per capire se i miei lavori potessero avere un futuro, se valesse la pena continuare a lavorare avendo come stimolo anche l’aspetto economico: la vendita di un quadro conferma la sincerità inequivocabile dell’apprezzamento. Ho portato con me delle foto che non sono state nemmeno guardate… L’unico mercante d’arte che le ha visionato, ha detto testualmente (e onestamente): “Signora, possono essere cose bellissime, ma io (e chiunque qui dentro), non posso investire in un’artista che non ha futuro, che ormai è già negli anta da un pezzo e non ha nemmeno un passato; meglio investire e speculare su un giovane che produce schifezze e che però può evolvere nel tempo. Io cerco questi”.

Non c’è niente da spiegare… 

H – Dal nostro particolare punto di osservazione (e valutazione) nell’espression artistica, e soprattutto in chi la crea, non ci dovrebbe essere alcun limite di “spazio e tempo”. Se un’opera ispira un sentimento, un’emozione o un pensiero che aggiunge qualità alla vita (anche solo per una frazione di secondo) ha già compiuto l’incanto, ha avuto un senso. Che cosa importa se prima d’ora l’artista che l’ha prodotta si è occupata di altro? E non ha futuro solo perché non ha più vent’anni? Per fortuna l’arte, quella vera, trova vie infinite per raggiungere gli occhi e il cuore di chi desidera nutrirsene. Scorre libera come l’acqua. E le opere di Claudia Marinoni sono come le acque cristalline e piene di vita di un torrente di montagna: nulla può fermare quel flusso vitale. Nè il passato, né il futuro. Tantomeno un mercante d’arte.

In giugno, dopo la conclusione della Mostra, parleremo di nuovo con Claudia Marinoni, per ragionare insieme sull’intima connessione esistente fra arte e scienza, tema fondamentale nelle sue creazioni.

Domenica 21 maggio alle ore 17 – Inaugurazione e presentazione a cura di Enzo Dall’Ara

arte-claudiamarinoni.com

Instagram – cl.marinoni

Buona visione!

💙 Alba


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