Sette semplici passi

4Quando si entra in una casa (nostra o altrui, già nota o vista per la prima volta), immediatamente il nostro corpo si attiva come fosse un sensore e comunica alla mente una serie di dati che produrranno stati emotivi e atteggiamenti in sintonia con il segnale inviato. Di solito tutto questo accade in una manciata di secondi e, spesso, sotto il livello di coscienza.

Se riusciamo a diventare consapevoli di come reagiamo istintivamente agli ambienti, però, anche il semplice atto di entrare in una casa, e quindi  nella vita di chi la abita, può diventare una bellissima occasione per approfondire la conoscenza del mondo interiore nostro e delle persone che frequentiamo.

Abbiamo scritto altrove che la casa si comporta come specchio e spugna della nostra psiche (vedi qui) e proprio per questo motivo, anche senza volerlo, comunichiamo attraverso di essa (con una precisione e immediatezza sorprendente) tutto il nostro bagaglio di convinzioni, valori e aspettative nei confronti della vita. Portare maggiore attenzione al nostro “sensore” privilegiato, il corpo, ci può aiutare enormemente a entrare in connessione più profonda con le persone, l’ambiente e le situazioni. Non esiste nulla al mondo di più affidabile, accurato e attendibile, dei segnali che invia il nostro corpo: dobbiamo solo re-imparare ad ascoltarli, esattamente come facevamo nell’infanzia.

Per scoprire il mondo il bambino utilizza tutti i sensi, si prende il tempo necessario per farlo, comincia a sentire attrazione, repulsione o indifferenza verso ciò che lo circonda e definisce nel tempo le sue categorie, le mappe mentali attraverso cui gestire le informazioni in ingresso. Quando vediamo un bambino entrare in uno spazio sconosciuto (per una festa, per impegni sociali o scolastici) e nascondersi dietro al genitore che l’ha condotto lì, non dovremmo fermarci all’idea che sia semplicemente un atteggiamento di timidezza e neanche spingerlo ad uscire dal suo temporaneo rifugio. Il più delle volte sta prendendo le distanze giuste per sé (di tempo e di spazio) per osservare e valutare l’ambiente fisico/sociale e l’atmosfera in cui è stato introdotto, per trarne conclusioni e comportarsi di conseguenza. Con i suoi tempi e i suoi modi sentirà se l’ambiente è accogliente o meno, se lo può abitare temporaneamente in relativa sicurezza o se è meglio mantenere una certa distanza da cose e persone.

Cominciamo oggi a riflettere su come ci “sentiamo” fisicamente muovendoci nella nostra casa. Ecco in sette semplici passi come capire che tipo di relazione abbiamo instaurato con il nostro orizzonte domestico e quali strategie adottare per renderlo sempre più a nostra misura, accogliente e produttore di benessere.

  1. Per iniziare dedichiamo qualche minuto a una ricognizione veloce delle diverse aree della nostra casa, operando una specie di scansione attraverso le reazioni fisiche che emergono di stanza in stanza. Proviamo a utilizzare il nostro corpo come scanner per capire dove sentiamo minore o maggiore benessere.
  2. Scegliamo una stanza (o parte di essa) con la quale approfondire il dialogo. Questo approccio ha bisogno di calma, raccoglimento e silenzio: non si può pensare di testare tutta la casa in una sola volta. Cominciamo dallo spazio (angolo o intera stanza) in cui ci sentiamo meno a nostro agio, cerchiamo di capirne i motivi e di trovare le soluzioni più efficaci.
  3. Iniziamo a indagare lo spazio prescelto partendo dal senso della vista: non c’è bisogno di aver compiuto studi specialistici per avvertire visivamente armonia o disarmonia nell’allestimento di una stanza. E’ qualcosa che il corpo registra naturalmente ed è un’esperienza del tutto soggettiva. Per questo è importante compiere queste azioni in solitudine: commenti o interpretazioni altrui rischiano di sviarci dalle nostre percezioni/sensazioni. Osserviamo le forme di mobili e soprammobili, analizziamo i colori predominanti (e le loro associazioni), la proporzione fra vuoti e pieni, la vista che si gode da porte e finestre sull’esterno e sull’interno della casa. Sentiamo e registriamo (mentalmente o ancora meglio per iscritto) le reazioni del corpo e della mente. Di solito alla percezione segue istantaneamente un giudizio, una valutazione, e più spazio inseriamo fra i due diversi momenti, migliore sarà la qualità delle nostre conclusioni.
  4. Ora è il momento di attivare anche tutti gli altri sensi: annusiamo l’aria della stanza (verifichiamo se è fresca, profumata o viziata), poi l’odore di mobili, libri, giornali e soprammobili. Ogni presenza nella stanza può essere fonte di attrazione o repulsione e nella mescolanza di oggetti e arredi, non sempre è facile capire da dove viene un odore acre e pungente oppure una fragranza che attiva ricordi piacevoli. Passiamo al tatto: toccando delicatamente tutte le superfici sentiamo come reagisce il nostro corpo al contatto con stoffe, muri, carta, legno, metallo… Registriamo tutte le osservazioni nella nostra lista evidenziando ciò che procura benessere o malessere. Dopodiché tocca all’udito, uno dei sensi (insieme alla vista) più sottoposto a sollecitazioni continue, spesso indipendenti dalla nostra volontà e a volte disturbanti. Non ci rendiamo neanche più conto di quanto poco silenzio ci circondiamo. Per compiere nel migliore dei modi questa nostra indagine/dialogo con la stanza prescelta, abbiamo bisogno di fare silenzio (almeno dentro casa). Solo così possiamo isolare i suoni che produciamo volontariamente (musica, tv, radio…) da quelli che subiamo dall’esterno (vicini rumorosi, traffico in strada, ferrovia, industrie o altro). A volte anche la stanza più bella che possiamo immaginare, come arredo e disposizione, può risultare “difficile” da abitare proprio per la presenza costante di un rumore di fondo che interferisce con il nostro bisogno innato di vuoto e di quiete.
  5. E infine il gusto, un senso che di fatto non andrebbe confinato nella categoria del cibo/nutrimento. Noi gustiamo (anche fisicamente, da un certo punto di vista) tutto: le situazioni, le persone, le storie, le relazioni, i desideri, i progetti… E anche le nostre case. Allora adesso cerchiamo di capire perché non ci dà gusto entrare nella stanza che abbiamo scelto come oggetto di indagine. Quali associazioni ci vengono in mente rispetto a questo spazio, quale ingrediente manca o è in eccesso, quale sapore comunica l’ambiente e ciò che esso contiene?
  6. Dopo aver redatto la lista delle sensazioni e delle valutazioni emerse nell’esperimento, prima di passare al vaglio ogni singola voce, attiviamo per qualche minuto anche il self sense. Il senso della nostra presenza nello spazio e nel tempo, della nostra personalissima relazione empatica con l’ambiente in cui viviamo: chiudiamo gli occhi per fermare temporaneamente gli stimoli (visivi) in entrata e lasciamo che corpo/mente e cuore dialoghino in libertà, senza giudizio o limiti. E’ in questo stato di ascolto profondo che il nostro sesto senso si può esprimere al meglio e farci comprendere le cause di eventuali disarmonie, nei luoghi come nelle diverse situazioni della vita.
  7. Completata la lista, passiamo ora ad analizzarla nei suoi diversi punti. Se abbiamo dato spazio sufficiente ed equilibrato ad ogni canale percettivo, avremo anche indicazioni precise su quale di essi sia più coinvolto nella nostra relazione con lo spazio prescelto. Potremmo capire ad esempio che il problema con la stanza in questione sta nella sua mancanza o scarsità di luce naturale, nell’assembramento di troppi mobili e soprammobili che non lasciano spazio sufficiente al vuoto; oppure nella presenza di un rumore di fondo continuo (il ronzio di un elettrodomestico al piano di sopra, un incrocio trafficato, un bar chiassoso sotto casa… ). La causa del malessere potrebbe risiedere nella presenza di oggetti o immagini che si riferiscono a un periodo triste della vita, a una persona con cui ci sono stati problemi di relazione. Le cose, come le case, parlano. Attivano un dialogo interiore di cui spesso non siamo consapevoli e rendono il nostro soggiorno in mezzo ad esse più o meno sereno. Per questo sarebbe importante ogni tanto comunicare consapevolmente con ciascuna di loro. Le cose, come le case, attivano ricordi, desideri, rimpianti, emozioni di ogni genere e queste ultime hanno un influsso determinante sulla qualità della nostra vita quotidiana. Scorrendo la nostra lista, possiamo capire quali strategie o semplici accorgimenti possono aiutarci a dissolvere un eventuale senso di estraneità o distanza rispetto ad uno spazio specifico.

Ogni segnale del corpo inviato attraverso i sensi (compreso il sesto), custodisce in sé anche l’indicazione giusta per risolvere il problema. A volte basta spostare il divano preferito verso la finestra perché venga inondato di luce, togliere vecchi oggetti di legno che hanno uno sgradevole odore di umidità, lasciare più spazio fra un quadro e l’altro, aggiungere cuscini dai colori più amati e dalla stoffa più gradevole al tatto… per creare con poco o niente un’atmosfera diversa e ritrovare nell’ascolto il piacere di vivere tutta la casa.

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💙 Alba


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