Una piacevole vertigine

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Mettersi in ascolto profondo delle caratteristiche fisiche di un luogo – che ospiterà una mostra o diventerà la propria casa – é una tappa obbligata in fase di progettazione per poter usare luminosità, dimensioni, proporzioni e acustica nel migliore dei modi possibili. L’atmosfera percepita in uno spazio, fisica e immateriale, fornisce indicazioni precise che si riveleranno molto utili in corso di allestimento.

In ogni processo creativo – che si tratti di allestire una casa, una mostra o un’opera d’arte non fa alcuna differenza – il momento in cui inizia il confronto con lo spazio bianco procura una leggera vertigine. Quanto leggera dipende da vari fattori, ogni volta differenti: nel caso di un progetto espositivo o di interior design saranno la suddivisione degli ambienti, colore e matericitá delle pareti, qualità dell’illuminazione naturale e artificiale, presenza di barriere fisiche… a interagire, facendo emergere dallo spazio bianco pagine di una storia che può essere sempre raccontata in tanti modi diversi.

La vertigine nasce (come quando si entra in una casa completamente vuota o di fronte a una tela immacolata) nel momento in cui tutte le potenzialità del mezzo si esprimono nello stesso istante. É come se il vuoto/silenzio si riempisse di così tante possibili scelte e creasse un tale caos/frastuono, da rendere necessario entrare in una modalità di ascolto e silenzio veramente intenso: solo questo permetterà di indagare le diverse opzioni una ad una, di valutarle e adottare quella più vicina a quanto già intravisto con gli occhi della mente. É questo un passaggio molto delicato in ogni percorso creativo, serve tempo e disponibilità a lasciare che intuizione e logica interagiscano in modo equilibrato. Darsi tempo aiuta a lasciar sedimentare il caos creativo in modo che emergano spontaneamente le soluzioni migliori perché opere (o mobili) e spazio dialoghino in modo armonico. Oltre a luogo e contenuto, però, c’é un terzo elemento fondamentale di cui tener conto per ottenere un risultato ottimale: le persone. Chi abiterà quel luogo, a lungo se parliamo di abitazioni o per una manciata di ore nel caso di visita a una mostra, avrà un peso determinante nel successo del “racconto”. Deve poter interagire con lo spazio e i suoi contenuti, la sua fisicità deve poter comunicare con essi, senza esserne sovrastata. Vediamo a volte case e mostre gradevolissime dal punto di vista estetico, ma fruibili faticosamente.

In questi giorni mi trovo di fronte a un grandissimo “spazio bianco”. A Forlì il primo giorno del prossimo autunno, assieme a Claudia Marinoni e Laura Maria Mino, inaugureremo una nuova mostra sul tema Nature & Art: abbiamo cominciato a esplorare questo argomento con una collettiva alla Galleria Comunale di Brisighella nel giugno scorso e nei prossimi mesi, con la complicità delle notevoli dimensioni dell’Oratorio di San Sebastiano di Forlì (accanto al Complesso museale di San Domenico), allargheremo il campo d’indagine e proporremo opere e installazioni di grandi dimensioni. Abbiamo iniziato la scorsa settimana i primi sopralluoghi, neanche a dirlo la vertigine é arrivata puntualissima. In perfetto orario.

Nelle prossime settimane documenteremo le fasi del progetto di allestimento in corso, per continuare a ragionare insieme su meccanismi psicologici e atteggiamenti interiori che accompagnano ogni sentiero creativo. Inizia così il nostro percorso MUSEI DELL’ANIMA, un affascinante viaggio di esplorazione nell’universo sotterraneo che collega casa, muse e psiche.

💙

Alba


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